Cammino dei Martinengo – Dal Medioevo ai nostri giorni

Dal Medioevo ai nostri giorni. In pochi chilometri si incontrano architetture testimoni di un ricco passato. Da chiesette di impronta duecentesca, al maniero di origine quattrocentesca, passando da luoghi di culto rinascimentali e barocchi fino ad un ponte, opera d’arte in natura che ci riporta ai ritmi lenti della vita campestre.

Distanza: 4,8 km
A piedi o in bici

tappe dell'itinerario

Castello di Padernello

Partenza – Padernello, Frazione di Borgo San Giacomo

Il Castello di Padernello, nel piccolo borgo rurale di Padernello, è un maniero quattrocentesco circondato da un fossato, con ponte levatoio ancora funzionante. Dopo le prime fortificazioni il Castello di Padernello, che fu della nobile casata dei Martinengo, ramo dei Conti di Padernello, si sviluppò nei secoli per trasformarsi, nel corso del Settecento, in villa signorile, assumendo la forma che oggi ammiriamo. Nell’Ottocento il Castello passò alla nobile famiglia Salvadego, di origine veneta. Dopo il 1965, non essendo più abitato, il Castello venne ricoperto di rovi, esposto al saccheggio e all’incuria umana finché un manipolo di visionari, uniti nella Fondazione Castello di Padernello, iniziò a prendersi cura del maniero e a valorizzare il borgo di Padernello.

Dal Castello percorrere via Battista da Farfengo (affiancando il cimitero comunale km 1.96), via Roma e Via Ferrari fino alla Chiesa di San Rocco.

Borgo San Giacomo

L’oratorio di San Rocco o della Madonna del Rosario venne costruito nel 1520 (le prime notizie certe risalgono al 1528) a seguito di un adempimento di un voto popolare fatto dai gabianesi (abitanti di Borgo San Giacomo) a causa di un’epidemia di peste tra il 1515 e il 1516. Si decise di dedicare lo spazio sacro a S.Rocco perché quest’ultimo era il santo protettore degli appestati. La chiesa è un esempio di architettura rinascimentale bresciana. Un aspetto interessante è il campanile, che risale al tardo Quattrocento, segue i canoni romanici, ed è l’unica parte originale mentre invece l’intera chiesa venne rimaneggiata nel ‘700. Inoltre, all’esterno, ai due lati dell’entrata, sono presenti due lapidi che ricordano la vittoria navale di Lepanto del 7 ottobre 1571, legate alla festa della Madonna del Rosario (prima domenica di ottobre). Quella di destra è particolarmente interessante in quanto ricorda un episodio che ha coinvolto direttamente il paese: il borgo fu epicentro di uno scontro tra le truppe franco-spagnole e quelle imperiali filoasburgiche che combatterono la guerra di successione al trono di Spagna nel territorio bresciano nei primi anni del Settecento. La struttura interna, invece, è formata da un’unica navata modulata da quattro cappelle laterali, al cui interno sono presenti affreschi risalenti al 1500, 1600 e 1700.

Percorrere via Soldi e via Trento fino all’ex cimitero pre napoleonico.

Borgo San Giacomo

Quando venne edificata la parrocchiale di San Giacomo, i defunti iniziarono ad essere tumulati in un camposanto aderente ai muri del lato nord della chiesa. Questa consuetudine era veicolo di maleodoranti esalazioni e problemi di salute. Per questo motivo venne concesso il permesso di edificare, nel 1777, un nuovo cimitero che prese il nome di Camposanto di San Giacomo, conosciuto anche con il nome di Sagrato. Venne benedetto il 12 luglio del 1778 ma la sua funzione cessò nel 1806 a seguito dell’emanazione della legge napoleonica che proibiva il seppellimento dei defunti all’interno dei centri abitati.  Al suo interno sono presenti delle fosse: alcune sono comuni, mentre sei riportano la data del 1777 e un’iscrizione in cui si legge a chi erano destinate. Due tombe appartenevano alle Congregazioni del Corpo di Cristo e del Santissimo Sacramento, una ai defunti maschi e una alle defunte femmine, la quinta era riservata ai deceduti di morte violenta e l’ultima ai defunti forestieri. Il camposanto è a pianta quadrata con porticati decorati da colonne tuscaniche. Al suo interno è possibile trovare una cappella centrale. In linea di massima la sua struttura si è mantenuta sostanzialmente integra nel tempo. È uno dei rari esempi della zona di cimitero prenapoleonico.

Piazza San Giacomo / Chiesa di San Giacomo maggiore (Borgo San Giacomo) – 

La chiesa è dedicata a San Giacomo e la costruzione iniziò nel 1594 e terminò nel 1609 circa. Venne consacrata solennemente nel giugno del 1625. Il progetto viene attribuito da numerosi studiosi all’architetto orceano Pietro Maria Bagnadore. La struttura interna presenta tre navate divise da una duplice fila di colonne in marmo e cinque campate. In fondo alla navata centrale è collocato il presbiterio, leggermente rialzato, che termina nell’abside poligonale. Quest’ultima comunica con la sagrestia, risalente al 1727, che fa da collegamento tra la chiesa e la base della torre campanaria. La facciata viene suddivisa in due parti da un cornicione: in quella inferiore sono presenti tre statue attribuite a Santo Calegari il Vecchio raffiguranti i SS. Pietro e Paolo, collocate in due nicchie laterali e San Giacomo, il patrono del paese, nella nicchia centrale sopra la porta d’entrata; la parte superiore, invece, presenta un timpano triangolare. Nell’edificio ecclesiastico sono presenti cinque altari. Per quanto riguarda la decorazione interna, sono presenti affreschi e stucchi seicenteschi e opere di Vittorio e Giuseppe Trainini. Nei lavori eseguiti da questi ultimi vengono rappresentati episodi evangelici di Gesù che parla alle turbe, Gesù che invia gli apostoli, Gesù che disputa con i farisei, realizzati nel 1920. Nel 1929 Vittorio Trainini esegue l’affresco visibile nell’abside: il Martirio di San Giacomo. Il santo viene raffigurato anziano, stanco e dimesso, giacente semi sdraiato sulla terra cruda e polverosa. Egli appoggia la testa su un cippo marmoreo in attesa del proprio martirio. Assistono in secondo piano centurioni, scrivani, notabili, giudici e testimoni curiosi. Dall’alto un angelo lo glorifica. In questa opera Trainini non ha certo mancato di coraggio nell’osare andando ben oltre quello che i canoni religiosi proponevano nelle rappresentazioni dei santi. La rassegnazione del Santo che si presenta consapevole è accompagnata da colori tenui, sobri e omogenei.

Borgo San Giacomo

L’area antistante al sagrato inizialmente era adibita a cimitero poi, una volta spostato in altro luogo, divenne un parco pubblico. Sin dal 1600 fu sede della Confraternita dell’Immacolata Concezione. La facciata della chiesa è sobria e armoniosa e presenta in centro un portale in marmo bianco che dà accesso all’interno, rischiarata da finestroni di forma rettangolare.  In questo luogo di culto sono presenti tre altari marmorei: quello maggiore, l’altare di San Carlo e quello di Sant’Antonio, impreziositi da altrettante pale. L’edificio è a pianta centrale e la sua forma è quella di un ottagono irregolare. La struttura interna è formata da una sola navata e presenta due cappelle laterali.  Nell’edificio ecclesiastico, molto ricco di opere d’arte, sono presenti affreschi sulle volte che rappresentano l’Annunciazione e l’Assunzione dipinti dal cremonese Francesco Boccaccino.  Vi sono inoltre alcuni strappi di affreschi risalenti al 1400 provenienti dalla chiesa di San Genesio così come le due preziose statue lignee raffiguranti San Genesio (1475) e San Fermo (1500).  Di notevole bellezza sono le due opere di Grazio Cossali: La Trinità e la Vergine coronata tra santi (1600), pala dell’altar maggiore, e la Vergine in gloria e i SS. Carlo, Rocco e Giacomo che si trova sopra l’ingresso al vano antistante la torre campanaria.

Da Piazza della Rimembranza percorrere via indipendenza, via soccorso e via del ginepro fino alla Chiesa di San Genesio.

Borgo San Giacomo

La sua origine risalirebbe al 1200. L’unica parte primitiva intatta è il portichetto risalente al Quattrocento che si trova nella parte settentrionale, in fondo al quale venne costruito un sepolcro nel 1550. Il portichetto, come anche la sacrestia, presenta dei resti di affreschi che raffigurano il mimo S. Genesio mentre suona uno strumento a corda. Furono dipinti direttamente sui muri come riconoscenza ad un ex voto e ricordavano i miracoli e i prodigi attribuiti a S. Genesio che compare in tutti gli affreschi. Non è chiara l’origine del culto di San Genesio a Borgo San Giacomo, ma è probabile che qualche comico locale abbia voluto onorare il suo santo protettore dedicandogli un luogo devozionale. L’edificio che si vede oggi ha un impianto quattrocentesco e una pianta longitudinale. La facciata ed il campanile, con una sola campana, invece, sono di epoca rinascimentale. La chiesa, di stile gotico, non ha un ingresso diretto ma si accede attraverso un portico che da un lato è chiuso dal Sepolcro. L’interno presenta un’unica navata rimaneggiata recentemente: le pareti sono prive di decorazioni visibili. L’altare maggiore, dedicato a S. Genesio Martire, risale al 1800. Una delle particolarità di questa chiesa è il Sepolcro. Esso risale al 1550 e al suo interno sono presenti due gruppi lignei il primo rappresenta il Compianto, scultura in legno policromo attribuito dell’intagliatore bresciano Paolo Amatore che nel XVII sec. riprende l’iconografia classica del drammatico epilogo di Cristo, assistito da Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, le tre Marie e la Vergine; il secondo invece è il gruppo dell’Incoronazione, risalente al tardo Cinquecento. È significativa la presenza di un’abitazione annessa alla chiesa che un tempo era un romitorio, ovvero il luogo che per diversi secoli è stato dimora degli eremiti che vivevano di elemosine ed erano i custodi della chiesa stessa.

Al termine della visita percorrere via Quinzano, via Aldo Moro e via Don Lorenzo Milani.

Superare il ponte del canelot (km 7.48) e poco dopo il ponte San Vigilio (km 8.00) opera d’arte naturale in rami di castagno di Giuliano Mauri. Il Ponte attraversa un affluente della roggia Savarona nelle vicinanze del monastero di San Vigilio e collega la strada vicinale di Borgo San Giacomo con Padernello. Questa installazione, costruita tra il 2007 e il 2008, ha permesso di riaprire il limes romano della centuriazione augustea, che portava da San Paolo a Quinzano. Il Ponte San Vigilio raccoglie e accoglie tutto ciò che è stato e si colloca in costante colloquio con il tempo e la natura, in continua tensione tra il ritornare alla natura e il restauro dell’opera stessa.

A pochi metri dal ponte scorgerete il Castello di Padernello (Km 8.80)

info utili

Tipologia itinerario: in bici o a piedi.

Distanza: 4,8 km

Per chi arriva in auto: arrivando da Via Palazzina, una stradina stretta e lunga con delle piazzole di scambio, si giunge a Padernello, frazione di Borgo San Giacomo (BS); appena entrati nel borgo, sulla sinistra, vi è un primo grande parcheggio.

Uscendo a piedi dal parcheggio, svoltate a sinistra e proseguite diritto (Via Palazzina); arriverete così ad un ristorante chiamato “Osteria Aquila Rossa”; non superatelo, svoltate a destra, proseguendo su Via Cavour e, in fondo alla strada, troverete il Castello ad accogliervi.
Il maniero dista circa 3 minuti a piedi dal parcheggio.

Abbigliamento consigliato: comodo/sportivo. Indossare preferibilmente un cappello, pantaloni lunghi (presenza di ortiche) e scarpe da ginnastica.

Consigli pratici: nelle giornate calde portare dell’acqua, occhiali da sole ed uno spray antizanzare.

dove mangiare

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